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Roberto Vittori sarà il prossimo italiano ad andare sulla Stazione Spaziale

 
 
Roberto Vittori
 
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SPAZIO (CNN) -- E' stata fissata alla metà di aprile del 2002 la missione che l'astronauta italiano Roberto

Vittori compirà sulla Stazione spaziale internazionale. Vittori partirà con un razzo Soyuz insieme a un equipaggio russo: sarà il secondo italiano dopo Umberto Guidoni a raggiungere la Stazione. L'annuncio è stato dato del presidente dell'Agenzia spaziale italiana Sergio De Iulio e dallo stesso Vittori, pronto a partire per il centro di addestramento russo di "Star City

"Ho già le valigie in macchina", ha detto l'astronauta.

L'opportunità di una sua partecipazione ad una delle missioni sulla stazione spaziale è nata ed è stata formalizzata in breve tempo con un accordo tra l'Agenzia spaziale europea -Vittori è in "quota" all'Esa, l'Ente spaziale europeo- e l'agenzia spaziale russa Rosaviakosmos.

"Di questa opportunità possiamo essere molto soddisfatti - ha detto De Iulio - anche perché il nostro astronauta sarà sulla capsula russa con un ruolo di primissimo piano: con la qualifica di 'secondo' e con le mansioni di ingegnere di bordo".

De Iulio ha inoltre annunciato che questa settimana verrà pubblicato un bando di concorso per il quarto astronauta italiano.

"Il mio volo sulla Stazione - ha spiegato Vittori - mi metterà in condizione di conoscere anche componenti e procedure seguite dai russi per la Stazione. Tutto ciò, unito alla conoscenza delle analoghe situazioni americane apprese in tre anni di addestramento a Houston, mi mette in condizione di essere l'unico astronauta italiano a conoscere entrambi i settori".

I due esperimenti italiani che voleranno insieme a Vittori sono "Chiro" sulla mobilità delle persone in ambienti con assenza di gravità, e " Alteino" sugli effetti delle particelle cosmiche sulle funzioni cerebrali dell'uomo.

Trentasette anni, viterbese d'origine, Vittori vive a Città di Castello, in Umbria, è sposato con Valeria Nardi e ha due figli. Era stato selezionato nel luglio del 1998 dall'Asi (l'agenzia spaziale italiana) per il corso di astronauta alla Nasa, presso il 'Johnson Space Center', di Houston, nel Texas, dove tuttora si sta esercitando e ha ottenuto brevetti e qualificazioni.

Con il contributo di ANSA

 

 

 

 
Roberto Vittori

Roberto Vittori
 
Una vita dedicata al volo, a partire dal volo militare, quella del Tenente Colonnello Roberto Vittori. Trentasette anni a ottobre 2001, sposato con due bambini e originario di Bomarzo(Viterbo), dal 1985 al 1989 frequenta i corsi regolari dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. L’anno successivo prende il brevetto di pilota militare negli Stati Uniti, presso la base di Reese AFB, Texas. Nel ’95 e’ in Mariland nella prestigiosa United States Navy Test Pilot School di Patuxent River e ne esce con il brevetto di Pilota Collaudatore Sperimentale per poi frequentare il corso Investigazione Incidenti presso l’Istituto per la Sicurezza del Volo dello Stato Maggiore Aeronautica Italiana.

Sempre in quegli stessi anni e’ nella base operativa del 50° Stormo, 155° Gruppo, diventando Combat Ready sul Tornado GR-1, mentre dal ’92 e’ Comandante di Squadriglia. Da allora ha sempre rappresentato l’Italia per il Team EF2000, nei Working Parties internazionali dedicati a quel velivolo. Torna in America nel 1997 e diventa Ufficiale per la Sicurezza del Volo dopo un corso come Flight Safety Officer nel New Mexico. E nel 1998, dopo oltre 2000 ore di volo su una vasta gamma di aeromobili italiani ed esteri, senza escludere elicotteri ed alianti, partecipa alla selezione per candidati astronauti indetta dall’ASI, Agenzia Spaziale Italiana.

Vittori entra a far parte dell’Agenzia Spaziale Europea, che lo trasferisce a Houston presso la NASA per il corso di addestramento.

 Roberto Vittori: "Sono fiero di portare il tricolore nello Spazio"

2 gennaio 2002 - Volerà oltre la cappa lattiginosa della luna, sfiorerà le stelle e, per venti giorni vivrà a bordo di una stazione spaziale. Roberto Vittori, 37 anni, tenente maggiore dell'Aeronautica, sarà l'unico cosmonauta italiano a partire, il prossimo 22 aprile, in missione speciale nello spazio.
Come è cambiata la sua vita?
«Sono come in attesa, in uno strano limbo, fiero di portare il tricolore oltre l'atmosfera della terra, ma sono anche teso, consapevole di quanto sia importante per la ricerca scientifica questo progetto. Dal 1998, l'anno in cui ho superato le selezioni per candidati astronauta, presso l'ASI, viaggio in continuazione. Già da adesso la relatività è parte del mio quotidiano».
Si spieghi meglio?
«Le faccio un esempio: se nello spazio non ci sono le stagioni, io da tre anni vivo senza estate. Dopo il concorso sono rimasto tutto l’inverno a Houston, in Texas, al centro di addestramento della Nasa. Dopo poco sono cominciati i corsi in Russia dove il gelo scandisce le giornate. Da una settimana sono in Italia ed è dicembre... Tornerò, tra poco, presso la base russa e vi resterò fino al giorno della missione e continuerà ad essere inverno».
Che cosa le manca di più?
«Il sole. Quello del sud dell'Italia, quello di Pozzuoli, nel campus militare flegreo dell'Accademia ho imparato a volare. Ho dei ricordi bellissimi di quegli anni. È' da lì che è cominciata la mia avventura, forse anche la voglia di andare oltre il cielo... Io ero il capocorso dell'Eolo IV, conservo gelosamente il gagliardetto. Lo porto con me, dovunque. Grazie anche all'alto grado di preparazione che ho avuto, sono diventato un astronauta».
Lei adesso passa sotto la giurisdizione dell'ESA (Ente Spaziale Europeo).
«Certo, ma resto un tenente maggiore dell'Aeronautica e ne sono fiero. Inoltre questa missione è speciale anche perché, per la prima volta, c'è un rappresentante della Difesa Italiana sulla Soyuz, la capsula che ci porterà sull'International Space Station. Io sarò l'ingegnere di bordo, insieme al comandante, il russo Yuri Kopton».
Da pilota di Tornado a cosmonauta, se lo immaginava?
«Lo sognavo da ragazzino, ma non pensavo di farcela. È stata un'emozione fortissima indossare la tuta mimetica, per la prima volta».
Ha paura?
«No. Sono pilota di aerei, rammaricato di non essere partito in missione per la guerra del golfo, in quegli anni ero in Inghilterra. Dal 1995 faccio parte del Reparto Sperimentale di Volo, da allora il mio ruolo è stato quello di "rodare" i velivoli, un compito pericoloso».
In questi mesi di attesa come passa le sue giornate nella Star City, in Russia?
«Dalle 9 del mattino fino alle 18 si tengono lezioni di simulazione».
Il suo entusiamo ha contagiato anche la sua famiglia?
«Direi di sì, anche se non è facile vivere con me. Mia moglie Valeria e i miei due figli da Viterbo, la città dove sono nato, si spostano in continuazione. Si sono trasferiti ad Houston per un lungo periodo, ma in Russia sono da solo, non potrebbe essere altrimenti. Ma la gioia per la missione è così grande che supera le distanze temporali e fisiche. In fondo la relatività è il primo insegnamento che arriva dallo spazio».

Il Mattino

 I numeri di un anno di lavoro sulla Stazione Spaziale Internazionale

(29/01/02) In un anno (2001) di attività umana nello spazio,  si sono succeduti nella Stazione spaziale Internazionale tre equipaggi, 9 persone in tutto che hanno fatto esperienza di una lunga permanenza in assenza di gravità. Ma dalla prima "pietra" posata per la casa spaziale fino a oggi, i visitatori sono stati ben 79, fra i quali il nostro Umberto Guidoni.
La base nello spazio è stata visitata nel 2001 da 14 navette spaziali, di cui 6 shuttle americani e 3 Soyouz Taxi, uno dei quali ha condotto a bordo anche l'astronauta francese Claudie Hagnere, la prima donna europea a visitare la stazione.
E in 12 mesi sono state fatte ben 18 passeggiate spaziali. Ma a parte i numeri, da diversi mesi la vita scientifica della stazione spaziale ha definitivamente affiancato tutte le attività che riguardano la costruzione della base. 

Gran parte degli esperimenti sono automatizzati e molti di essi sono permanentemente seguiti da scienziati che operano dalle basi di terra, collegati con la stazione. 

La "passeggiata spaziale"

Uno degli aspetti più affascinanti dell'attività umana nello spazio sono le passeggiate spaziali. Il termine "passeggiata" nello spazio però è un po' fuorviante: sembra suggerire una gita fuori porta, una scampagnata. In realtà si tratta di 6-8 ore di lavoro pesantissimo. In parte i movimenti degli astronauti al lavoro fuori dalla Iss sono impacciati e innaturali a causa della microgravità. Inoltre la tuta non è leggera: si tratta di circa 100 kg di strati protettivi, di strumentazione, che offrono una certa resistenza al movimento. Anche spostare un braccio, per esempio, è faticoso oppure usare il cacciavite. Per questo parte dell'allenamento di un astronauta consiste nel lavorare sott'acqua. 

Le caratteristiche principali di una tuta spaziale

Uno degli aspetti meno noti è questo: la composizione chimica del gas all'interno della tuta non è quella atmosferica, che contiene ossigeno solo per il 20% circa. All'interno di una tuta invece gli astronauti si trovano immersi in un'atmosfera di ossigeno puro alla pressione di circa un terzo di atmosfera. È proprio la pressione ridotta che rende possibile respirare ossigeno puro che, invece, respirato a pressione atmosferica sarebbe tossico.
 Lo spazio vuoto, anche a una quota di soli 400 km, come quella della stazione è un ambiente decisamente ostile per l'uomo. Innanzi tutto la rarefazione dell'atmosfera rende la respirazione impossibile.

 

Ma anche le escursioni termiche sono estreme: si va da oltre 100 gradi centigradi quando si è esposti al Sole, a temperature di -100 gradi centigradi quando si è in zone d'ombra. Sono escursioni che il corpo umano non può sopportare.
Ma ci sono anche altri aspetti: per esempio il corpo dell'uomo è composto per la maggior parte di acqua, e le nostre cellule contengono un'altissima percentuale di fluidi: nello spazio non c'è pressione atmosferica e se i fluidi corporei fossero esposti al vuoto evaporerebbero. In pratica ci metteremmo a bollire istantaneamente.

Se questo non bastasse, c'è anche il problema dell'esposizione alla radiazione ionizzante del Sole. Insomma: in definitiva, l'unico modo sicuro per sopravvivere nello spazio è quello di non andarci: e, paradossalmente, è proprio quello che accade. 

La tuta dell'astronauta conserva l'uomo all'interno di un ambiente in cui può sopravvivere: è piccola astronave costruita in modo tale da permettere all'uomo di lavorare, di stringere un bullone, di manovrare… ma l'uomo, in un certo senso, non è mai veramente esposto allo spazio. 

I prossimi appuntamenti dell'Europa con la Stazione Spaziale Internazionale

L'Esa ha confermato il suo pieno impegno nell'impresa in corso d'opera. La NASA, al momento, ha qualche perplessità in più, dovuta principalmente a un redistribuzione più razionale dei fondi, anche in considerazione delle vicende internazionali.

Dopo il viaggio di Umberto Guidoni a bordo dello Shuttle della NASA, l'ottobre 2001 ha visto l'arrivo della prima donna europea sulla Stazione, la francese Claudie Haigneré. La missione Andromede di cui Claudie faceva parte è stata la prima di una serie di missioni a bordo sui Souyz russi, secondo un accordo firmato fra ESA e Rosaviakosmos, l'ente spaziale russo. 

E adesso l'Iss aspetta un altro italiano: Roberto Vittori

La prossima missione avrà come protagonista di nuovo un italiano, Roberto Vittori, che raggiungerà l'equipaggio permanente della stazione spaziale il prossimo aprile, sempre con un volo di tipo taxi dalla Russia, ovvero con una missione della durata di circa 10 giorni

 

 

the Vittori dedicated postcard

 
Bomarzo ha creato una cartolina per l'occasione
 

 

Roberto Vittori eroe a Bomarzo
 
19 Giugno 2002
È nato nel paesino viterbese nel 1964: lo scorso 15 giugno è stato accompagnato per le strade di Bomarzo come un eroe da tutti i concittadini.
 
Roberto Vittori, astronauta dell’ESA, rientrato da poco in Italia dopo aver volato con la missione Marco Polo nella Stazione Spaziale Internazionale, si è recato nel paese natale accolto dalle autorità locali. In suo onore tutta la città e la provincia si sono mobilitate: anche il vescovo di Viterbo monsignor Chiarinelli e il nuovo parroco di Bomarzo don Scuderi lo hanno accolto nella cattedrale di Sant’Anselmo, patrono di Bomarzo.

A lui il sindaco Stefano Bonori ha consegnato le chiavi della città quale cittadino onorario, mentre Vittori ha portato in dono al primo cittadino il gagliardetto del Comune, che aveva con sé nello spazio. “Oggi grazie a Roberto – ha detto il sindaco – siamo al centro del cosmo”.

La passione dei bomarzesi e degli italiani per lo spazio e per l’illustre concittadino si era già manifestata durante i giorni della missione: dal 25 aprile al 5 maggio, moltissimi radioamatori si sono messi in contatto con Vittori in orbita, primo radioamatore italiano nello spazio, e con lui hanno parlato, nei pochi momenti di relax, della vita a bordo della ISS e delle mansioni svolte.
 

Roberto Vittori enters the ISS

 
L'ingresso nella ISS

 

Dopo i due giorni necessari per l’aggancio con la ISS, l’astronauta dell’ESA è arrivato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e ha eseguito in orbita quattro esperimenti legati alle condizioni di microgravità in cui si trova il corpo umano e i vari materiali tecnologicamente avanzati. La missione Marco Polo ha avuto come scopo quello di riportare a terra la navicella Soyuz TM 33 agganciata alla Stazione da circa sei mesi, sostituendola con la nuova navicella TM 34, che servirà da scialuppa di salvataggio per l’equipaggio permanente a bordo, nei prossimi sei mesi.

Con la Soyuz TM 34, l’equipaggio della Marco Polo, formato dal comandante Yuri Gidzenko, da Roberto Vittori ingegnere di bordo e da Mark Shuttleworth, astronauta non professionista, è decollato il 25 aprile dalla base russa di Baikonhur, in Kazakhstan, atterrandovi dieci giorni dopo con la navicella TM 33.